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La storia nell’era dell’accesso

Come anticipato nel post precedente, lunedì ho partecipato alla conferenza “La storia nell’era dell’accesso” organizzata da Diacronie all’interno del programma della Festa internazionale della Storia a Bologna.

Comincio con l’anticiparvi che é stato un incontro davvero molto interessante, che è partito con l’introduzione di Deborah Paci e Elisa Grandi e con l’analisi di alcuni contributi presenti nel decimo numero della rivista Diacronie. Sono seguiti gli interventi di Tommaso Detti e Serge Noiret.

Uno dei temi affrontati riguarda l’identità della Digital History. Nel corso del dibattito, si sono delineate due diverse modalità di interpretare i rapporti tra storia e digitale.

La prima, vede la Digital History non come un sottoinsieme della disciplina storica, ma come una sorta di “cassetta per gli attrezzi”, cioè un contenitore di nuovi strumenti utili che supportano o migliorano l’analisi delle fonti, l’esposizione dei risultati della ricerca storica e la conversazione tra la comunità degli scienziati oppure tra gli scienziati e utenti non specializzati in ambito storico.

Una seconda visione, ben interpretata da Serge Noiret, mette in evidenza come un approccio digitale alla storia pone il problema dell’elaborazione dei nuovi contenuti, di una nuova storiografia.

Come sottolinea anche nel suo articolo a commento dell’evento, se in precedenza l’analisi delle fonti era ciò che determinava e caratterizzava il mestiere dello storico, i nuovi contenuti veicolati o creati grazie agli strumenti digitali, richiedono un’analisi diversa e nuova, e di conseguenza l’acquisizione di un “metodo critico per la storia in rete”, che tenga conto delle caratteristiche proprie degli strumenti e delle fonti digitali, che sia in grado di analizzare e catalogare le informazioni grazie ai meta-dati, di determinare la provenienza di contenuti e la loro originalità. Insomma

Stiamo assistendo ad una nuova era scientifica per le Scienze Umane e Sociali con i cambiamenti radicali nell’uso degli strumenti, le nuove pratiche ed i nuovi metodi che si applicano a nuovi paradigmi epistemologici derivati dalle nuove fonti disponibili nella rete. Si sviluppano nuovi approcci necessariamente interdisciplinari, si praticano nuove forme di interscambi delle conoscenze con i nuovi media e le nuove tecnologie, si devono pensare nuove forme di valutazione degli oggetti scientifici in formato digitale. (Serge Noiret)

Anche Tommaso Detti ha sottolineato come i cambiamenti portati dal digitale hanno già avuto grandi effetti sul lavoro dello storico. Riallacciandosi al concetto di narrazione come mezzo attraverso il quale lo storico espone i risultati dei suoi studi, il relatore ha posto in evidenza come la Digital History modifichi un aspetto fondamentale della narrazione stessa: la linearità sequenziale.

Un ulteriore aspetto molto importante è la questione delle fonti. I documenti digitali, che siano testi scritti direttamente in digitale o semplicemente una trasposizione di documenti cartacei, pongono una serie di problemi, primi tra tutti quelli di autenticità e attendibilità.

Gli strumenti digitali, per esempio, permettono di duplicare un file più volte, fino a rendere impossibile la distinzione tra originale e copia. Inoltre un documento digitale, che sia un testo o una fotografia, può essere modificato con molta facilità.

Proprio per questi motivi, sempre secondo Tommaso Detti, uno dei primi effetti sul mestiere di storico può essere quello dell’acquisizione di una metodologia filologica applicata alla ricerca storica.

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