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Blog sulla storia digitale (Per storici e insegnanti di storia)

Digital History Blog  è uno spazio gestito dall’associazione Clio ’92 di insegnanti e ricercatori sulla didattica della storia e si propone di offrire riflessioni note e informazioni sulla storia digitale.

Lo sviluppo della comunicazione digitale che caratterizza la società contemporanea ha investito anche la storia così come è accaduto per altre discipline scientifiche ed umanistiche in questi ultimi 20 anni.

Cataloghi bibliografici e documentali on-line, archivi di documenti digitalizzati, biblioteche di testi disponibili per la lettura in Internet, nuovi paradigmi di scrittura, ambienti di e-learning per l’insegnamento e lo studio a distanza, social network per la discussionee la condivisione di risorse tra ricercatori, sono solo alcune tra le tante possibilità che stanno cambiando la professione dello storico nelle pratiche di ricerca e produzione di sapere storico.

Anche la storia insegnata, nella scuola come nell’università, è soggetta a trasformazioni sulla spinta di queste innovazioni applicate alla didattica. Ai manuali cartacei si affiancano testi digitali e altre tipologie di contenuti digitali per la didattica, le lavagnw di ardesia cominciano ad essere sostituite, con sempre maggiore frequenza, dalle LIM (Lavagna Interattiva Multimediale, alle ricerche in biblioteca si aggiungono quelle sui motori di ricercacome Google, i filmati digitali offerti dai network televisivi o da Youtube prendono il posto degli stessi filmati sui vecchi supporti analogici, l’insegnamento in presenza viene supportato da quello a distanza su piattaforme di e-learning. Nuovi scenari impongono quindi un ripensamento anche nuovi modi di insegnare e apprendere la storia.

Il Blog si rivolge quindi a quanti svolgono il lavoro dello storico e ai docenti di questa disciplina che intendono entrare nel mondo della storia digitale, per offrire riflessioni, informazioni, note e commentisugli sviluppi di questo settore.

Benvenuti in Digital History Blog!

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Categorie:Redazione
  1. febbraio 23, 2011 alle 22:04

    Finalmente anche noi abbiamo un blog in cui scambiarci idee e commenti. Grazie a Giuseppe per l’apertura dell’orizzonte digitale a Clio ’92.
    Ecco una prima idea. Non possiamo contentarci delle relazioni di un convegno e dei workshop conseguenti. Dobbiamo inaugurare percorsi di formazione e di riflessione e di cooperazione più formali e strutturati, in modo da darci occasioni di diventare abili a coniugare insegnamento, apprendimento e ambienti digitali. Ecco il film delle cose su cui puntare l’attenzione:
    1. trasposizione di testi : gli ambienti digitali permettono di realizzare trasposizioni di testi molto più agili e stimolanti. Può giovare l’ipertestualità e l’ipermedialità. Si possono incorporare più facilmente grafici, mappe ecc.
    2. processi di apprendimento: si possono stimolare promuovendo la costruzione delle mappe mentali conoscitive grazie ad una gamma di manipolazioni da far fare su buoni materiali.
    3. valutazione: con le applicazioni digitali è possibile impostare prove di verifica autentica delle competenze.
    4. costruzione del sistema di conoscenze: con il digitale è possibile ristrutturare le conoscenze apprese con strumenti di organizzazione che ne mettono in rilievo le connessioni temporali e spaziali e danno la visione di insieme.
    ora tocca a voi

  2. francesca dematté
    febbraio 23, 2011 alle 23:12

    e grazie a Ivo Mattozzi che ha rotto il ghiaccio postando una prima traccia di discussione.
    Mi esprimo sulla trasposizione dei testi per l’esperienza vissuta durante la produzione di learning object anche di storia. Quali sono le sfide che il digitale aggiunge alla trasposizione didattica?Senz’altro per me quella del registro comunicativo e della misura del testo che, non dimentichiamolo, viene letto a video e scritto con la possibilità immediata di portarci altrove: nello spazio planetario, nel mondo dei suoni, delle immagini e delle infinite forme di comunicazione che oggi sono accessibili nella rete. Sicché almeno due capacità va a stimolare la trasposizione didattica al tempo del digitale: la sintesi e la disponibilità alla contaminazione (a proposito di sistemi di conoscenze)…

  3. Paolo Bernardi
    febbraio 27, 2011 alle 21:07

    Bene, ben venga uno strumento di discussione che potrebbe consentirci quel confronto al quale spesso non riusciamo a dare spazio nelle nostre riunioni in presenza…
    Inizio subito, come mio solito, con una provocazione: ma siamo così sicuri che lo spazio digitale sia proprio così accessibile a tutti gli studenti?
    Nella mia esperienza di insegnante di un istituto tecnico, ho quasi sempre una media di 4/5 studenti per classe che hanno difficoltà a connettersi con la rete da casa, che lavorano su vecchi pc domestici strappati per qualche ora al lavoro dei padri o ai giochini dei fratelli maggiori, che ancora mi chiedono di poter consegnare a mano le esercitazioni in moodle che i compagni svolgono e mi consegnano on line. Non oso pensare allo scenario dei professionali, che sono tradizionalmente in nostro “bacino d’utenza” d’elezione.
    E poi, siamo così sicuri che le competenze digitali dei cosiddetti “nativi” siano proprio “competenze”, e non semplicemente automatismi acritici da fruitori? Provate a chiedere ai vostri alunni un allegato mail in un formato compatibile con la maggior parte dei word processor circolanti, e ditemi cosa salta fuori…
    Ovviamente queste non sono motivazioni per fermarci, anzi, la nostra ricerca deve andare avanti e dobbiamo cercare, come sempre, di essere “up to date”, ma senza trionfalismi sulle magnifiche sorti e progressive dell’era digitale!

  4. Mario Pilosu
    febbraio 27, 2011 alle 22:05

    Sono entrato oggi per la prim volta sul Blog, e, già che c’ero, ho usato il link per Timereme; ho creato un account, ma non ho capito le potenzialità. Qualcuno che l’ha già usato può darmi qualche ‘dritta’?

    • febbraio 28, 2011 alle 23:47

      Caro Mario, cerco di risponderti in poche battute. Si tratta di un ambiente che consente all’insegnante che, come te, ha creato un account per accedere, di costruire linee del tempo interattive, arricchite con immagini e schede di testo per descrivere gli avvenimenti che la compongono. A quel punto le linee del tempo possono essere messe a disposizione del pubblico (una classe, una scuola, altre scuole, il pubblico di internet.In che modo? Utilizzando l’indirizzo della timeline creata oppure attraverso una procedura di embedded, in questo modo inserendo la linea all’interno di un qualsiasi sito o anche ambiente di apprendimento.

      Le linee del tempo possono essere utilizzate da docente a sostegno delle attività di insegnamento, in presenza o a distanza.

      Infine gli studenti possono non solo condividere la liena anterattiva creata con gli studenti ma questi ultimi possono anche inserire dati di approfondimento attraversoun dialogo in contemporanea.
      Grazie
      Giuseppe

  5. Francesca Dematté
    febbraio 28, 2011 alle 11:58

    L’intervento di Paolo Bernardi mi sembra dirigersi verso il punto 2 espresso nel post di Ivo Mattozzi.
    Credo che nell’incontro con il digitale si ripropongano alla nostra riflessione questioni centrali nella attività di insegnamento. Ne accenno una, che mi sembra in qualche modo implicita nelle osservazioni di Paolo Bernardi. Il digitale oggi è in grado di favorire molte attività di insegnamento, fra le quali anche quella cooperativa e collaborativa dell’apprendimento, che possiamo adottare, per esempio, se crediamo autenticamente che si apprende anche fra pari…a scuola e fuori dalla scuola. Si tratta allora di predisporre con gli strumenti che il web offre e che gli studenti praticano in modo “acritico”, o meglio intuitivo, la costruzione di apprendimenti significativi per noi docenti, che abbiamo la responsabilità di testimoniarli con il nostro contributo in termini di scelte coerenti con gli impianti disciplinari e pedagogici in cui autenticamente crediamo.

  6. Rita Marchioni
    marzo 2, 2011 alle 11:09

    Ciao a tutti! L’intervento di Paolo ha stimolato in me una riflessione sui docenti che hanno a che fare con i “nativi digitali”: nella mia esperienza la maggioranza degli insegnanti non è “attrezzata” per lavorare con gli strumenti che il digitale offre. Anche quest’anno, il mio Istituto ha organizzato un corso di BASE per l’uso della vidoscrittura e la posta elettronica. Abbiamo (mi ci metto in mezzo anch’io) un’enorme quantità di possibilità e di strumenti che però non utilizziamo perchè non sappiamo utilizzarli o quasi “temiamo” il loro utilizzo!
    Ma visto che Giuseppe ci offre nuovi strumenti, proverò ad usarli … senza troppa paura di fare guai!

  7. francesca dematté
    marzo 10, 2011 alle 17:59

    Oggi, dopo una lezione sull’uso didattico della LIM, condivisa con alcuni colleghi di altre discipline, diverse domande si sono presentate alla mia riflessione. Poichè vedo che il tempo per discuterne in presenza è sempre pochino…provo a rivolgerle a chi si affaccia a questo blog.

    Quali attività avete provato a progettare per l’apprendimento della storia con la LIM?
    In che cosa avete eventualmente intravisto possibili diverse opportunità di migliorare l’apprendimento dei vostri studenti?
    Io ho provato a lavorare sulle fonti e con le fonti scritte… il risultato è stato immediatamente raggiunto per quanto riguarda la comprensione e la spiegazione del testo. Anche la contestualizzazione è stata favorita dalla possibilità di verifica delle informazioni nella rete…e così pure la possibilità di tornare sul lavoro svolto, di costruire una cronologia condivisa dei dati temporali e la localizzazione di quelli geografici. A detta dei miei studenti la soddisfazione (mi accontento di poco?) è stata vicina a quella dell’apprendista…stregone!
    Francesca

  8. Mario Pilosu
    marzo 10, 2011 alle 20:12

    Cara Francesca, sto seguendo anch’io un corso sulla LIM, ma non ho ancora la idee chiare, puoi chiarirmi meglio le attività che hai svolto? Eventualmentre mandami una mail, così possimo discutere meglio sul materiale. Ti ringrazio
    Mario

  9. Paolo Bernardi
    marzo 10, 2011 alle 20:51

    Anch’io non ho esperienza di LIM, e mi sto avvicinando adesso allo strumento, per cui le mie riflessioni sono prettamente teoriche. Prendetele per quello che sono:

    1. La LIM mi sembra un potente esaltatore della frontalità, e non per questo è da disprezzare. In tutte le nostre unità di apprendomento abbiamo previsto momenti in cui la comunicazione è “uno a molti”, e se questo riesce ad essere più efficace e coinvolgente, tanto meglio. Avevamo già il Power Point, ma la LIM consente di integrarlo con inserti audio-video e con collegamenti al web, per cui rappresenta uno strumento efficace per potenziare l’attenzione in classe e per attivare la motivazione; come abbiamo già avuto modo di considerare velocemente con Francesca e con Giuseppe, una buona occasione per utilizzarla in questo senso potrebbe essere nella fase sul “presente” con la quale iniziano tutte le nostre unità di apprendimento.

    2. In particolare, in questo contesto, mi sembra uno strumento ottimale per costruire mappe concettuali condivise da tutta la classe, magari attraverso programmi specifici (tipo Cmap), che consentono di implementare la mappa in momenti successivi, magari chiamando diversi alunni a contribuire ad un lavoro comune. Ancora, sempre con le mappe: prendiamo un breve testo storiografico, leggiamolo assieme in classe e poi cerchiamo di trasformarlo in una mappa concettuale, con il contributo di diversi alunni: una volta salvata la mappa, tutti la potranno riprendere ed ampliare e/o modificare nel corso dell’unità.

    3. La LIM è uno strumento (in questo caso non raffrontabile con nessun altro) efficace per rendere l’operatività in storia un momento di apprendimento individuale e collettivo, un po’ come quando, nell’ora di matematica, l’alunno svolge un’espressione alla lavagna ed il resto della classe la ripete sul quaderno. Nel nostro caso può consentirci di chiamare alla lavagna un alunno per chiedergli di svolgere operazioni su un testo, su una serie di immagini, su una carta, su una linea del tempo, mentre i compagni lavorano sui propri quaderni. Poi l’esercizio svolto alla lavagna, magari con il contributo di tutta la classe, può essere, anche in questo caso, salvato e condiviso.

    4. Sono meno convinto dell’uso della LIM per la navigazione sul web, un po’ perché non tutte le LIM installate nelle scuole sono connesse, e un po’ perché a questo fine lo strumento risulterebbe meno potente del laboratorio di informatica, dove si può lavorare a gruppi su obiettivi di ricerca diversi.

    Comunque sia, mi sembra che ci sia molto da lavorare…

  10. vincenzo guanci
    marzo 21, 2011 alle 16:23

    Sia pure in ritardo,dato il suo indubbio interesse, riporto qui la mail che Giulia Pezzella ha inviato a Clio’92 a commento del convegno di Riccione a cui ha partecipato in rappresentanza del sito Treccani.it:

    “Roma, 28 febbraio 2011

    Care amiche e cari amici,
    l’impegno improvviso di Mauro Palma mi ha dato l’occasione di partecipare al convegno su “Storia digitale” e ne sono stata molto contenta.
    Prima di tutto volevo scusarmi con tutti per la fugace apparizione, con sparizione senza saluti. Mi sembrava importante esserci comunque, anche se per poche ore, ma la mancanza di tempo mi ha impedito di puntualizzare alcuni aspetti della nostra conversazione e per questo ho pensato che forse farvele arrivare almeno per lettera sarebbe stato comunque un modo per contribuire alla riflessione sulla “Storia digitale”.
    Procederò per punti (adoro gli schemi!) sperando di raggiungere un buon livello di chiarezza per tutti. Mi appello in ogni caso alla vostra clemenza…

    1. Nel sottolineare l’aspetto un po’ “rigido” del sito Treccani, ho poco posto l’accento su alcune caratteristiche che ho ritenuto fossero scontate, ma dagli altri interventi mi è sorto il dubbio che non lo siano. Una cosa che la Treccani garantisce è la serietà e l’autorevolezza degli interventi, elemento non sempre vero in ambiente web. Detto questo, se da una parte il sito per cui lavoro può apparire non eccessivamente “friendly”, dall’altra non sono convinta che ciò che è interessante debba necessariamente passare per il gioco. Altra cosa è l’appeal grafico, di questo parlavo, ma è pur vero che tradurre valori come l’autorevolezza e l’istituzionalità non è molto semplice…
    2. Quando vi ho chiesto pareri sui contenuti proposti nell’area di storia e un supporto per quanto riguarda la comunicazione/diffusione dei materiali che proponiamo, l’ho fatto perché sono sinceramente convinta che l’operazione culturale sostenuta dalla Treccani con “Scuola” sia estremamente interessante. Mi piacerebbe che “In aula – Storia” potesse diventare una specie di palestra in cui sperimentare e mettere a punto strumenti didattici, lezioni-tipo e modelli. Per questo spunti, suggerimenti, proposte e critiche (poche, mi raccomando!) sono estremamente graditi. Uno degli estremi vantaggi di utilizzare il web, è bene ricordarlo, è la possibilità di comunicare con estrema velocità (ed economia!) indipendentemente dal luogo in cui ci si trova…
    3. La scrittura per il web ha caratteristiche specifiche, come per esempio la costruzione di testi suddivisi per paragrafi piuttosto brevi, tali da entrare in una schermata. Questo, però, non vuol dire necessariamente semplificare e/o impoverire i temi trattati, ma solo segmentarli. Internet (e l’informatica in genere) dovrebbe essere una risorsa in più per lo studio e per la ricerca, non l’unico strumento di lavoro. Per questo gli articoli che proponiamo, più o meno con cadenza mensile, sono (quasi) sempre accompagnati da indicazioni di letture specifiche (anche testi disponibili nel web) per ulteriori approfondimenti.
    4. Lo studio della comunicazione ha sottolineato come ciascuno di noi abbia un canale privilegiato per l’apprendimento tra il visivo, l’auditivo e il cinestetico. Quindi se si decide, per esempio, di utilizzare gli schemi, per lo studente visivo basterà vedere lo schema, quello auditivo avrà bisogno della sua lettura e il cinestetico lo dovrà fare. E comunque ciò che sembra ormai assodato è che l’apprendimento passa per la relazione. Quanti tra noi ricordano l’insegnante di storia che hanno avuto a scuola? Nella mia esperienza personale, per esempio, è stato determinante: amava la storia (più della filosofia, in verità) e ha trasmesso a molti di noi studenti questo amore. Certo, non tutti abbiamo fatto gli storici, ma ci accomuna la curiosità nei confronti di ciò che accade con un occhio sempre attento alle radici degli eventi e al passato.
    5. Dal punto di vista didattico, non sono convinta che sia necessario assecondare le nuove generazioni nella loro ricerca di risposte immediate e nell’assenza di pazienza e metodicità. L’ambiente circostante (e l’uso di internet soprattutto) li spinge verso questo atteggiamento e credo che uno dei ruoli della scuola sia quello di contrastarlo per aiutarli a trovare un giusto equilibrio. Nel caso dell’editoria scolastica, dunque, sarebbe auspicabile trovare prodotti che abbiano, in un certo senso, due anime: il testo su carta e quello per i supporti informatici non devono essere uguali. Il testo stampato segue una logica specifica, frutto di studi – per esempio – relativi all’attenzione del lettore di fronte a una pagina stampata: la posizione di testi, immagini ed elementi di corredo non è casuale. Allo stesso modo, recentemente, è stata fatta un’analisi delle caratteristiche ottimali di un lavoro proposto utilizzando il supporto informatico o la pagina web. Questi ultimi due tipi di ambiente offrono la possibilità di realizzare prodotti impossibili nell’editoria tradizionale: se si pensa a un ipertesto, per esempio, completo non solo di schede di approfondimento ma anche di testimonianze video e audio, diventa evidente come la sua realizzazione su carta sia impossibile!
    6. Infine un “rigurgito” profondamente politico: il contesto multirazziale della scuola non deve tradursi in appiattimento e semplificazione. Se gli studenti di altre nazionalità hanno difficoltà nell’utilizzare la nostra lingua, la soluzione è nel battersi affinché abbiano gli strumenti adeguati per poter apprendere come tutti gli altri!

    Bene, spero di non essere stata troppo noiosa. Sicuramente appena spedirò questa lettera mi verranno in mente mille altre cose. Sarà l’occasione per scrivervi di nuovo..!
    Grazie mille ancora per la vostra calorosa accoglienza e, soprattutto, per la vostra disponibilità ad accogliere i miei appelli.
    Un abbraccio a tutti e a ciascuno
    Giulia Pezzella,
    curatrice della pagina “In aula-Storia” dell’area “Scuola” del portale Treccani (www.treccani.it/Portale/sito/scuola/in_aula/)

    N.B. I miei recapiti sono giup@inwind.it oppure 335.6144710
    Se poi fate parte di Facebook, in questo momento ho come immagine l’autoritratto di Artemisia Gentileschi.

  11. francesca dematté
    marzo 24, 2011 alle 11:38

    Cari amici blogger di Storia digitale,
    fermo l’attenzione su alcune riflessioni che trovo nell’intervento di Giulia Pezzella( by Enzo Guanci), per approfondirle e discuterle con voi.
    Sui nativi digitali , segnalo una buon contributo di Gianni Marconato a questo link
    http://www.giannimarconato.it/2011/03/nativo-digitale-uno-stereotipo-dannoso
    Sullo stato dell’arte delle tecnologie didattiche all’alba del nuovo millennio, Marconato ha scritto anche un testo, del quale ho inviato la recensione alla rubrica STRUMENTI del nostro sito clio92
    Aggiungo di mio una breve considerazione che viene dalla osservazione sull’apprendimento (tecnologico e non solo…sic!) che i giovani sembrano privilegiare oggi: quello che avviene fra pari. Sono convinta che, per gli studenti della secondaria superiore almeno, l’esclusione dell’adulto avvenga in assenza dell’adulto, cioè per la sua latitanza dall’impegno nell’insegnamento e nella curiosità per il presente. I ragazzi, riconoscono benissimo l’autenticità della testimonianza dei loro docenti, così come anche Giulia Pezzella nel suo ricordo di ragazza. Sarei curiosa di comprendere meglio come va nella scuola primaria.
    Onestamente devo dire che se non avessi trovato nelle tecnologie strumenti per aiutare la riflessione che accompagna l’esperienza dell’insegnare…nella preparazione delle lezioni, nella condivisione dei materiali, nella reale possibilità di continua trasformazione di contenuti e attività, nella ricerca e nella creatività che ancora possiamo esprimere dopo tanti anni di mestiere…avrei cercato comunque altri modi per mantenere viva la” la curiosità nei confronti di ciò che accade con un occhio sempre attento alle radici degli eventi e al passato”.
    Per me occuparmi di storia nel web, produrre oggetti per l’apprendimento di storia nel tempo del digitale è un’esperienza che affina la riflessione sull’apprendimento e, di conseguenza, sulla conoscenza, sulla pratica dei linguaggi e dei contesti in cui oggi viviamo le nostre frontiere di adulti e di insegnanti.

  12. francesca dematté
    aprile 5, 2011 alle 11:46

    condividere…

    vi lascio un link…storie di treni… per questa primavera!
    http://agatimario.blogspot.com/2011/03/storie-di-treni-ovvero-apprendere-per.html

    a presto.
    Francesca

  13. vincenzo guanci
    aprile 16, 2011 alle 17:04

    “Tra le repubbliche ex sovietiche quella che per i suoi legami e le sue affinità con la Russia e per la scarsa consistenza dei movimenti nazionalisti nell’800 e del dissenso nell’era sovietica aveva maggiori difficoltà a ‘inventarsi’ una tradizione e un’identità era certamente la Bielorussia. Uno stato bielorusso non è infatti mai esistito. Ciò non impedì che l’impostazione dei curricula e nei manuali dei primi anni di indipendenza avesse un’impronta di tipo sostanzialmente nazionalista.

    Nel 1994 il presidente Lukashenko in coerenza con la sua politica di riavvicinamento alla Russia ha però disposto il ritiro dalla circolazione dei manuali in questione e nel 1995…è stato costituito un comitato per la revisione dei libri di testo editi dopo il 1991. Alla precedente impostazione ne è subentrata un’altra…”
    G. Procacci, La memoria controversa. Revisionismi, nazionalismi e fondamentalismi nei manuali di storia, AM&D ed., Cagliari, 2003,pp.23-24
    Vista le ben note ammirazione e invidia del capo ufficio dell’on. Carlucci per Lukashenko, ecco spiegata la sua proposta di legge sulla revisione dei nostri manuali di storia: il modello del suo capo ormai è la Bielorussia di Lukashenko, che dopo la fine di Mubarak e i recenti guai di Gheddafi, resta per lui l’ultimo faro di civiltà!

  14. enzo
    aprile 24, 2011 alle 14:44

    per i pochi che non l’hanno già letto segnalo quest’articolo di Carlo Galli su La Repubblica di venerdì 22
    http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2011/04/22/il-grottesco-paradosso-dei-manuali-di-stato.html

  15. vincenzo guanci
    maggio 23, 2011 alle 08:40

    Segnalo un interessante e, per me gustoso, esempio di celebrazione dei 150 anni dell’unità divertendosi con le icone del Risorgimento e i luoghi comuni della manualistica, al punto da percorrere uno dei luoghi più comuni dell’antiretorica antipatriottica: parlar male di Garibaldi
    Si tratta infatti di “Garibaldi”, una storia a fumetti scritta e disegnata da Tuono Pettinato (Andrea Paggiaro), per Rizzoli Lizard, € 16.
    NOn so se si può usare a scuola, ma io mi sono divertito.

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